Giovanni Pascoli trascorre una giovinezza serena in campagna fino al tragico 10 agosto 1867, quando il padre Ruggero, che lavorava come amministratore della tenuta “La Torre” muore in circostanze ignote.
L’unica immagine che ha il figlio Giovanni è quella della cavalla che torna a casa da sola che segnerà profondamente la sua immaginazione, diventando un evento ricorrente e centrale nella sua produzione poetica.
Dopo la morte del padre la famiglia si sposta dalla madre Caterina Allocatelli Vincenzi e da questo momento inizia una serie dolorosa di lutti: muoiono la sorella Margherita, la madre, il fratello Luigi e il fratello Giacomo.
A causa del trasferimento, Pascoli è costretto ad abbandonare gli studi dei Classici
Pascoli cerca ossessivamente di ricreare il nucleo familiare, portando a vivere con se le sorelle.
Questo fragile equilibrio si rompe con il matrimonio della sorella Ida, evento che Pascoli vive come un vero e proprio tradimento: dover cedere buona parte dei suoi fondi per la sua dote gli rende impossibile sposarsi a sua volta.
Dopo questo avvenimento si trasferisce a Castelvecchio.
Con l’avvicinarsi della Prima Guerra Mondiale, Pascoli assume posizioni interventiste. Tuttavia, non vedrà mai la guerra
Giovanni Pascoli può essere definito un poeta “sincronico” e “regressivo”
La sua produzione prende spunto dalla vita, dalla letteratura, dalla natura, la società, il presente, il passato ma trova un denominatore comune nell’assassinio del padre.
La sua poesia diventa un tentativo di medicare il dolore attraverso una regressione di tre tipi:
La fanciullezza di Pascoli è intesa come un modo che permette di entrare in contatto profondo con le cose, il manifesto di questa visione è Il fanciullino che attraverso l’immagine del poeta come Omero guidato da un fanciullino è un “veggente” che vede tutto con meraviglia come se fosse la prima volta
Per Pascoli la natura è vista come una foresta di simboli e un orchestra di suoni, per rappresentare questa idea utilizza due tipi di linguaggio: