Stéphane Mallarmé nasce a Parigi nel 1842. La sua formazione è segnata da un lungo soggiorno in Inghilterra, che gli permette di conoscere a fondo la letteratura e la filosofia d'oltremanica. Questa competenza influenzerà la sua vita professionale: lavorerà infatti come professore di inglese nei licei francesi.
Per gran parte della sua vita rimane una figura nota solo a pochi intimi, ma la vera fama e la consacrazione arrivano nel 1884. In quell'anno, lo scrittore Joris-Karl Huysmans lo cita nel suo celebre romanzo A ritroso (À rebours). Da quel momento, Mallarmé viene riconosciuto come un caposcuola e un punto di riferimento assoluto per la nuova generazione di poeti. La sua casa diventa il centro della vita culturale parigina: ogni martedì Mallarmé riceve gli amici intellettuali nei suoi famosi "martedì letterari", creando un cenacolo prestigioso dove si discuteva di arte e poesia. Muore nel 1898.
Poetica
La visione di Mallarmé rappresenta il punto più alto e radicale del Simbolismo, portando alle estreme conseguenze il processo di "smaterializzazione" della poesia.
Contro il Naturalismo e la Realtà Oggettiva
Mallarmé rifiuta categoricamente il Naturalismo, lo stile di Zola e dei poeti parnassiani, che si limitavano a una descrizione oggettiva e dai contorni definiti.
Il Poeta come "Eletto"
Il poeta non è un descrittore, ma un iniziato o un eletto. È colui che possiede la chiave per accedere a questa conoscenza segreta e utilizza rapporti analogici e simboli per tentare di trasmettere la sua esperienza.
La Parola Assoluta e Magica
L'obiettivo di Mallarmé è depurare il linguaggio. Le parole che usiamo tutti i giorni sono piene di "incrostazioni" e "detriti" dovuti alla comunicazione pratica.
Il Simbolo vs L'Allegoria
L'Ermetismo e la Pagina Bianca
Poiché la poesia deve rinunciare alla comprensione immediata ("intelligibilità immediata"), lo stile di Mallarmé diventa ermetico, inaccessibile e quasi sacro. Si allontana dalla poesia come sfogo personale o confessione (tipica del Romanticismo) per approdare al "dramma dell'inespresso". La perfezione formale è talmente alta e difficile da raggiungere che spesso il poeta si blocca di fronte all'impossibilità di esprimere l'assoluto, un concetto che culmina nella celebre ossessione per la "pagina bianca".